statuto archivia roma

L’Associazione

archivia - biblioteca, centro di documentazione donne romadi Gabriella Nisticò

C’è un luogo in alcune stanze, della Casa internazionale delle donne di Roma (via della Lungara 19) pieno di libri, di lettere e documenti, di manifesti e volantini, di striscioni, di video e foto. È il luogo della memoria storica delle donne, il patrimonio storico dei movimenti femminili e femministi, conservato dall’Associazione ARCHIVIA costituitasi ufficialmente nel 2003, grazie all’iniziativa di associazioni formatesi in alcuni casi fin dai primi anni Settanta del Novecento.
Con questa decisione quel gruppo di donne avviò un progetto culturale di grandissima rilevanza: raccogliere, riordinare, salvaguardare, valorizzare, socializzare i materiali della cultura femminista per diffonderne la sua conoscenza. Un’educazione alla cittadinanza vera, quella che non solo include le donne nel corpo sociale con i diritti politici, ma che dà la forza alle donne di decidere del loro destino, del loro corpo, della loro vita.

Un progetto ambizioso ideato dalle donne dei movimenti romani e per le donne di tutti i Paesi e di tutte le Culture. Non è un caso che ARCHIVIA, sia nata all’interno di un progetto di più ampio respiro, la Casa internazionale delle donne, una casa per tutte, dove governa la solidarietà, la formazione, la creatività, lo studio, il dibattito, l’incontro e l’ausilio per tutte.

ARCHIVIA poggia su fondamenta ideali ben solide, è cresciuta su sé stessa, sull’impegno di donne che credono, pur nella pluralità delle posizioni, nella trasmissione dei saperi e il panorama dei saperi nella Biblioteca di ARCHIVIA è vasto, raggiunge anche Paesi lontani dove i diritti delle donne sono ancora calpestati.

2002 Maria Paola Fiorensoli (a sn) e Sivia Tozzi in Biblioteca

2002 Maria Paola Fiorensoli (a sn) e Sivia Tozzi in Biblioteca

Al suo patrimonio storico, formato inizialmente dagli archivi delle associazioni costituenti, si sono aggiunti, nel corso degli anni, i fondi di donne che hanno lasciato tracce consistenti nel tempo e che hanno voluto che tali tracce fossero salvaguardate, riordinate, socializzate e valorizzate dalle donne di Archivia, perché quelle donne riconoscono in ARCHIVIA il luogo naturale dove sarà difeso e messo in luce il loro pezzo di storia che incrementerà il rapporto con altri pezzi di storia. Molte le iniziative culturali, di formazione e di riflessione che negli anni hanno valorizzato i materiali storici e fatto emergere dai vari fondi modi creativi di parlarne o di mostrarne, come per es. con il prodotto multimediale 1945-2005, Roma, città delle Donne (2008, con il contributo finanziario di Fondazione Roma) o nel 2015 con il sito e la app Herstory. I luoghi delle Donne (realizzati grazie al bando Innovazione sostantivo femminile con il finanziamento della Regione Lazio). E i vari pezzi di storia, come nella maggior parte degli archivi personali, sono composti da carte, appunti, lettere, diari, agende (le preziose agende di Edda Billi, per esempio), volumi a stampa e materiale grigio, senza soluzione di continuità tra archivio e biblioteca, da trattare con metodologie di ordinamento diverse, ma che vanno insieme a costituire un patrimonio storico prezioso.

I materiali bibliografici e documentari sono descritti in più reti per dare la possibilità di essere raggiunti da ogni luogo e punto di vista: in SBN, cioè nel Servizio bibliotecario nazionale (12.000 schede circa), in “Archivi del Novecento” degli Istituti culturali italiani in via di trasformazione nel portale nazionale del Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo, dedicato agli Archivi della contemporaneità, e nell’antesignana rete specializzata sulla cultura di genere Lilith (ormai purtroppo desueta e in via di recupero in SBN). Ma sul piano dell’integrazione di merito, come in molte fondazioni, associazioni e istituti culturali, Biblioteca e Archivi sono inscindibili in ARCHIVIA. Il patrimonio bibliografico, formato da oltre 30.000 volumi e 600 periodici storici nazionali e internazionali e dalle riviste correnti del femminismo italiano, apre a un vasto panorama tematico necessario per gli studi della cultura di genere: dal femminismo in tutte le sue diverse declinazioni, teorizzazioni e organizzazioni alla storia dei movimenti politici delle donne, dai gender and women’s studies ai diritti, dal corpo e dalla cura alla sessualità, sino al pacifismo e alle letterature migranti.

teorie

Nella Biblioteca di ARCHIVIA, vi è la ‘collezione storica’, sezione composta dalle opere del femminismo internazionale edite tra gli anni Sessanta e Settanta del ‘900, che rappresenta un patrimonio unico in Italia, unicità documentabile nella base dati del SBN. Esempi importanti la biblioteca di Alma Sabatini e la biblioteca del fondo di Simonetta Tosi, rispettivamente per gli studi sulla sessuazione del linguaggio e sulle questioni concernenti il corpo, la salute e la bioetica, due biblioteche che sono inscindibilmente connesse agli archivi delle due studiose femministe.

Tutte ricordiamo le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana risalenti a vari decenni fa, al 1987, di Alma Sabatini, che ci spinge e sostiene ancora oggi dalle sue carte per intraprendere il seguito di quanto lei aveva iniziato, ristrutturare la lingua italiana nel rispetto del femminile. Se è vero che la lingua rispecchia la realtà culturale e sociale ancora oggi non proprio rappresentativa del soggetto donna, è altrettanto vero che attraverso la lingua passa la legittimazione di un soggetto ed è quindi fondamentale che una strada importante da seguire è quella di far sì che la lingua italiana assuma nella grammatica e nei suoi vocabolari i criteri di genere, che significa poi la trasposizione nell’insegnamento della nuova lingua nelle scuole, sin dalla prima infanzia, con la conseguente formazione di nuove generazioni che assumeranno come “naturale” che ci sia un femminile e un maschile. Giungere a questo, cioè a distruggere una parte di quei pregiudizi sottesi alla lingua, che fanno sì per esempio che la donna scompaia nel maschile plurale così come il suo cognome scompariva con il matrimonio fino alla riforma nel 1975 del diritto di famiglia, sarebbe già una evidente vittoria. Grazie alla nostra sempre viva attenzione e grazie a istituzioni che sono state presiedute da autorevoli donne, come per esempio l’Accademia della Crusca, molto si è fatto, ma molto si deve ancora fare. Un’associazione come ARCHIVIA può rendersi, insieme ad altri istituti e associazioni affini, promotrice, coordinatrice e curatrice di progetti di questo tipo, apparentemente solo editoriali, proprio perché ha il sostegno storico e teorico di quanto è già stato fatto, studiato e scritto da altre donne prima di noi.

cedo stufe centro femminista separatista cfs casa donne

Centro Documentazione Studi sul Femminismo. Da sinistra Paola Mastrangeli, Simonetta De Fazi, Edda Billi, Linda Ingafù

Numerosi i progetti e le iniziative realizzati in questi anni, seppur scontrandoci con le difficoltà di un settore Cultura che in Italia non permette ad associazioni come la nostra di poter spiccare il volo se non con il contributo volontario di socie e studiose. I contributi delle istituzioni pubbliche pervengono sempre più esigui e saltuari, a fronte dello stato di maggior benessere dei Centri e Associazioni che conservano e valorizzano la documentazione storica delle donne in luoghi d’Italia con maggior attenzione. Si dovrà con determinazione fare in modo che anche la Regione e la città dove viviamo diventino luoghi attenti e possano anch’essi avere risorse da destinare alla salvaguardia e alla valorizzazione della documentazione storica delle Donne. I “tesori di carta”, volendo ricordare il titolo del primo convegno organizzato da ARCHIVIA dopo la sua costituzione, sono stati i fondi delle associazioni costituenti, divenuti fondi archivistici e librari costitutivi di ARCHIVIA, tanto preziosi da essere tutti dichiarati di notevole interesse storico e culturale dalla Soprintendenza archivistica del Lazio (Ministero per i beni e le attività culturali) “per l’importanza che [la documentazione] riveste per la storia politica e sociale italiana del ‘900” (ai sensi del d.lgs. 29/10/1999 n.490, visto il DPR 1409/1963).

Nel corso di questi ultimi anni molte altre donne con legami storici con i movimenti femminili e femministi della seconda metà del ‘900 hanno deciso di donare il loro più o meno consistente fondo ad Archivia.Tra gli ultimi pervenuti e in corso di dichiarazione, l’archivio della giornalista televisiva Ilda Bartoloni per donazione del marito, della scrittrice e giornalista femminista, socia onoraria di Archivia, Adele Cambria, l’archivio della professoressa e militante antifascista Laura Lombardo Radice Ingrao donato da Chiara Ingrao in rappresentanza degli eredi.

Adele Cambria

Questo continuo arricchimento di fonti di un’associazione scelta tra altre dà la speranza che possa ancora essere messa in atto la finalità culturale di tramandare le fonti storiche delle donne per continuare a formare le donne (e non solo) delle generazioni future. Per questo è necessario l’aiuto istituzionale del MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo in tutte le sue diramazioni e della Regione Lazio proprio ARCHIVIA con i suoi beni librari e archivistici è configurata come uno dei luoghi di elezione dei materiali che sarebbero dispersi per la storia delle donne che diedero contributi fondamentali anche fuori dalle associazioni storiche formalizzate come l’UDI il CIF et al. Gli archivi e fondi librari costitutivi, così come gli altri fondi che continuano e continueranno a essere donati da parte di giornaliste, artiste, donne politiche, studiose, militanti, associazioni e così via, hanno diritto a essere tutelati e trasmessi a chi verrà dopo di noi. Affinché questo avvenga è necessario pensarci oggi. Insieme.

 

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