21 aprile 2009
 

Incontro e Proiezione documentario

La rivoluzione non è una cosa seria

di Marilena Moretti
 

Con la presenza di Marilena Moretti e Lia Migale

Nella primavera del 1971 un gruppo, formato da bambine/i, donne e uomini, studenti e proletari – come si diceva allora – di Torino, si trasferisce in un casale di Ponte a Egola (Toscana) con l’intento di vivere una “Comune”, luogo in cui è la pratica quotidiana della condivisione “comunista” a rompere sia con la teorizzazione della rivoluzione propugnata dalle organizzazioni politiche, sia con le aborrite convenzioni borghesi. A questo primo nucleo si aggiungono poi ragazzi/e di Milano, Genova, Firenze, attratti dallo stesso febbrile desiderio di uscire dalle strettoie della famiglia e del lavoro, considerate modalità repressive e costrittive, per vivere “senza riserve e senza tempi morti”.
Sul muro del casale la scritta La rivoluzione non è una cosa seria annuncia lo stile della Comune che si autodefinisce comontista, si sostiene con l’aiuto economico dei genitori, qualche piccola attività artigianale e qualche furto, pratica il trip con gli stupefacenti procurati in farmacia, mette in scena provocazioni sull’esempio dei situazionisti e produce scritti nella rivista Comontismo. Per l’ultima Internazionale.
Il gruppo si scioglie dopo un anno e ciascuno/a riprende una propria vita: finendo in carcere o nel giro dell’eroina, o ritirandosi nel privato, ma comunque non tornando mai più a Ponte a Egola.
Che fine avrà fatto il Casale e che ne è oggi dei suoi abitanti? A questa domanda che si è fatta una di loro, Marilena Moretti – oggi autrice e regista – risponde il racconto quasi diaristico del documentario. Il quadro che ne esce è prezioso per la sua singolarità grazie alla combinazione fra diversi piani: la ricostruzione dei fatti (attraverso i materiali rimasti), il vissuto delle/dei singole/i (ricordi e testimonianze sia delle bambine che degli adulti), le analisi politiche e sociali dell’esperienza della Comune e del successivo percorso proposte da le/i protagoniste/i ritrovate/i da Marilena quando ritornano a rivedere il Casale. Lo squarcio che si apre su un’esperienza, che era stata quasi rimossa, è vivido e pieno di sorprese. (scheda di Giovanna Olivieri)

Il documentario (2006) è prodotto da Marinella Moretti e Donatella Botti (Biancafilm) in coproduzione con Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e con Zenit Arti Audiovisive