5 maggio 2009

Proiezione documentario

Maria Occhipinti.  La disobbedienza è donna

Regia di Dario Pasetto

La mattina del 4 gennaio del 1945, a Ragusa, Maria, incinta di cinque mesi, si stende a terra, davanti a un camion militare carico di giovani rastrellati da un quartiere popolare di Ragusa per portarli al fronte. I soldati cominciano a sparare. Dopo giorni di violenti scontri con morti e feriti sulle barricate interviene l’esercito e l’otto gennaio più di un centinaio di insorti soprattutto comunisti sono arrestati. Maria è l’unica donna condannata prima al confino ad Ustica dove partorirà la figlia Marilena e poi al carcere alle Benedettine di Palermo. Quando ritorna a Ragusa – nel frattempo il marito ha trovato un’altra – la famiglia ed i cittadini l’accolgono con ostilità e freddezza, considerandola quasi una donna indegna perché coinvolta nella rivolta e lontana dalla donna media siciliana con la sua voglia di studiare, una donna che si ribella alla guerra, alle ingiustizie, ai soprusi, che parla, grida, agisce.
Lascia con la figlia la città e vive a Napoli, Ravenna, San Remo, Roma, Milano. In seguito si stabilisce in Svizzera, dove scrive la sua biografia, Una donna di Ragusa che passa inosservata quando è pubblicata nel 1957, ma che suscita grande interesse quando la Feltrinelli la ripropone nel 1976, con un lungo saggio in prefazione di Enzo Forcella, vincendo il premio Brancati-Zafferana. Una donna di Ragusa è l’autobiografia di una invincibile ribelle, la cui ribellione consisteva innanzitutto nell’affermare il proprio diritto alla parola, alla manifestazione ed alla testimonianza. E’ la biografia di una donna incapace di concepire, prima che di sopportare, un proprio ruolo diseguale e subalterno per nascita e per sesso.
Nascono le prime traduzioni e la RAI lancia l’idea di una trasposizione cinematografica che poi non si farà. Nel frattempo continua a trasferirsi da uno stato all’altro: Marocco, Francia, Canada, per poi approdare a New York dove lavora come infermiera. Nel 1973 torna a Roma con la figlia e si stabilisce definitivamente nella capitale. Compone delle novelle che poi entreranno a far parte della raccolta Il carrubo ed altri racconti, pubblicata postuma dalla Sellerio. Le novelle, brevi spaccati di vite quotidiane, si snodano nella profondità della terra siciliana, nella società contadina, fatta di maligni pettegolezzi, di credenze popolari, di matrimoni mercanteggiati, di arretratezza ed ostracismo. Politicamente, dopo un periodo di forte legame col Partito Comunista, arriva una rottura definitiva. – il PCI aveva condannato i moti ragusani di complicità con i fascisti e con i separatisti – e si avvicina agli anarchici. Muore a Roma nel 1996.
Il documentario (2003) fa parte della serie le Ribelli del Novecento, programma curato per la Rai da Cinzia Romano su un’idea di Silvana Mazocchi. Propone una ricostruzione della sua vita, una conversazione con Forcella e comprende interventi di Roberta Tatafiore – che aveva conosciuto Maria – e Anna Finocchiaro.(scheda di Giovanna Olivieri)