Martedì 11 aprile 2006

Regia di Lucia LUCONI  

Hanno partecipato portando la loro testimonianza

Dacia MARAINI, Clara GALANTE, Lucia LUCONI

Come comunicare il teatro nel nostro tempo a uno spettatore del nostro tempo?  Questa domanda ha attraversato tutta la vita artistica di Marisa Fabbri – in scena fino ad una settimana prima di morire, nel giugno 2003 – domanda posta dalla sua esigenza, vitale ed intellettuale, di sperimentazione – sulla scrittura teatrale, sul ritmo e il suono di un testo – espressa dal corpo-parola come strumento. Per dirla con le sue parole: Recitare in questo modo vuol dire stare perennemente all’erta.

Nata a Firenze nel 1931, inizia la sua attività al Teatro universitario della città e lavora poi con Trionfo allo Stabile di Trieste. Dopo essersi affermata con Strehler negli anni ‘60 al Piccolo di Milano partecipa al clima del ’68 con la Cantata del fantoccio lusitano, un testo antifascista di Peter Weiss rappresentato nelle Case del Popolo, prima che nei teatri tradizionali. L’incontro con Ronconi porterà Marisa ad alcune spericolate avventure: I Lunatici (1966), testo elisabettiano, in cui interpreta il ruolo del governatore Vermandero; la monumentale Orestea, (1973), sette ore di viaggio alle origini della tragedia – portata al festival d’Automne di Parigi, a Belgrado, alla Biennale di Venezia, al festival di Spoleto – in cui è Clitennestra; Le baccanti (1978) ambientato in un orfanotrofio di Prato, in cui, per soli ventiquattro spettatori a sera,  interpreta tutti i ruoli; Ignorabimus (1986), 12 ore in scena nella ex fabbrica tessile di Prato, in cui è il dotto occultista Ludwig; Gli ultimi giorni dell’umanità, quattro ore sulla Prima guerra mondiale nella ex Sala Presse del Lingotto di Torino; Il lutto si addice ad Elettra, in cui interpreta Tom, un servitore di colore; ma anche I dialoghi delle Carmelitane e Le tre sorelle o l’Uomo difficile per il quale riceve nel 1990 il premio Ubu. Intensi i monologhi da testi di Calvino, Pasolini, Maraini, Duras o Müller, nei quali prende forma il suo accanito e mutevole lavoro sulla parola, così come le sue apparizioni al cinema con Cavani, Montaldo, Argento, De Seta fino a Gli astronomi (2002) in cui interpreta un personaggio maschile. Per decenni Marisa si è dedicata con entusiasmo a formare nuovi attori, sia all’Accademia d’arte drammatica di Roma sia nelle scuole fondate e dirette da Ronconi (dal Laboratorio di Prato alla scuola del Teatro Stabile di Torino) e letto e valutato centinaia di copioni di giovani autori nell’ambito del Premio Riccione e di altre giurie

Il documentario ci fa scoprire, attraversando tutta la vita artistica di Marisa Fabbri, come comunicare il teatro contemporaneo. (scheda Giovanna Olivieri)