Martedì 2 maggio 2006

Paola Levi Montalcini. L’intensità del tempo

Hanno partecipato portando la loro testimonianza Rita LEVI MONTALCINI, Simonetta  LUX e Simona WELLER

Regia di Gianna MAZZINI.

 Una straordinaria vocazione per la sperimentazione segna il percorso artistico di Paola Levi Montalcini – nata con la gemella Rita nel 1909 a Torino da Adamo Levi, ingegnere, e Adele Montalcini, pittrice – una vocazione tenuta a bada con rigore e che la rende sempre contemporanea e originale: ogni suo lavoro é perfettamente inserito nella storia della ricerca artistica del momento in cui viene realizzato.La sua attività comincia, a soli diciassette anni, nell’atelier di Felice Casorati  e le prime mostre, nel ’28 e nel ’31, ne rivelano il talento: la sua pittura è già oggetto di un acuto saggio di De Chirico nel 1939. Dopo gli anni della guerra e delle persecuzioni razziali, in piena autonomia attraversa l’astrattismo e il Movimento per l’Arte Concreta, compiendo all’estero numerose esperienze tra cui quella nell’atelier di Hayter a Parigi. Trasferitasi a Roma negli anni ’60, abbandona la pittura e si dedica a materiali e pensieri che le permettono la realizzazione di opere sempre di grande intensità: le sperimentazioni fotografiche, le opere cinetico luminose in perspex, le incisioni in rame su lastre segnate dall’acido, le calcografie degli anni ’70, le sculture in alluminio o legno degli anni ’80 e ’90, fino alla scoperta del computer che la porta alla pubblicazione del libro d’arte Le discordanze, in cui utilizza la computer grafica.

Paola muore nel 2000, dopo una vita dedicata all’arte – con la sensibilità schiva, la genialità, la forza di carattere e la personalità inquieta di una donna non comune – coronata dall’impegno nella costituzione, insieme a Rita, della Fondazione con l’obiettivo di venire in aiuto alle donne di paesi del sud del mondo, in particolare nel continente africano, offrendo borse di studio per dare l’opportunità di un’istruzione; quella opportunità negata, a lei e alle sorelle, dalla decisione paterna che vedeva come unico destino femminile il ruolo di mogli e madri.

l documentario sottolinea una straordinaria vocazione per la sperimentazione che segna il percorso artistico di Paola – una vocazione tenuta a bada con rigore e che la rende sempre contemporanea e originale: ogni suo lavoro è perfettamente inserito nella storia della ricerca artistica del momento in cui viene realizzato. (scheda Giovanna Olivieri)