
FEMINISM6, FIERA DELL’EDITORIA DELLE DONNE
Roma 3-6 Marzo 2023
Feminism 6: rammendare il mondo, ricucire le vite
Programma
Arrivata alla sua sesta edizione, Feminism si rafforza e si rinnova.
Non cambia la collocazione, perché la Fiera dell’editoria delle donne, che si avvale anche della collaborazione del Centro Giovani del I municipio e della libreria Zalib, si terrà come di consueto nella Casa internazionale delle donne nei giorni 3,4,5,6 marzo: quello che cambia è il concept, che si è deciso di riformulare per affrontare in maniera più diretta e efficace i profondi mutamenti geopolitici, sociali e culturali in corso. Non più presentazioni di singoli volumi, come nelle precedenti edizioni, bensì costruzioni d’insieme, percorsi tematici ispirati dal pensiero e dalla scrittura delle donne che, disponendosi nell’arco delle quattro giornate della Fiera, valgono a garantire una messa a fuoco specifica e approfondita della nostra contemporaneità, all’insegna di un’espressione che funge da filo conduttore: “rammendare il mondo, ricucire le vite”. Un’espressione che è anche, e soprattutto, precisa proposta di azione politica e che risuona con particolare urgenza all’interno di un paesaggio mondiale lacerato dalla crisi pandemica, dalle molteplici distruzioni provocate dalle guerre in Ucraina e altrove, dalle ripetute aggressioni all’ambiente. Certamente non si può dimenticare che la libertà delle donne subisce un violentissimo attacco in molti paesi, dall’Iran all’Afghanistan, dagli Stati Uniti alla Turchia: e infatti, madrine di questa edizione saranno idealmente tutte le donne iraniane che lottano da mesi al grido di “donne, vita, libertà”.
Quattro i filoni tematici prescelti, che saranno territorio di confronto e di elaborazione: Corpi, soggettività e diritti; Migrazioni, frontiere e habitat; Pace e convivenza: l’arte del rammendo; I corpi in classe: insegnare comunità.
In un periodo così tempestoso, ci è piaciuto concludere la nostra Fiera con un’apertura al futuro ricordando, sulle tracce di Maria Zambrano, che le radici devono aver fiducia nei fiori.
Maria Vittoria Vittori
Le donne dell’Iran
“Il mio Iran è un fuoco che covava sotto le ceneri. E le donne lo hanno acceso”: così si esprimeva Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, in un’intervista pubblicata nello scorso settembre. E proprio a queste donne iraniane da mesi in lotta per la loro libertà e i loro diritti è dedicata la nuova edizione di Feminism. Sono tutte loro, idealmente, le nostre Madrine; presente all’inaugurazione di Feminism6 Parisa Nazari, iraniana che vive in Italia, interprete, mediatrice culturale e attivista dei diritti umani, nonché membro dell’associazione culturale APS Donne di carta.
Ritroviamo la figura di Shirin Ebadi nel libro di Farian Sabahi “Noi donne di Teheran” (Mimesis), presente con altri volumi all’interno di uno spazio di confronto dedicato, Focus Iran. Docente universitaria e giornalista italo-iraniana, Sabahi racconta da una duplice prospettiva che cosa significa essere bambine, adolescenti, donne in un paese complesso come l’Iran, ricco di cultura e di potenzialità ma anche di tremende contraddizioni, contrassegnato da feroci divieti e strenue battaglie civili e politiche. E chiama poi Shirin Ebadi, la cui storia s’identifica con la storia di queste battaglie, a dialogare con lei su politica e diritti.
Ci porta nel cuore della contemporaneità iraniana “Anche questa è Tehran, credetemi!” (Schena), il volume curato da Leila Karami, nata a Teheran ma da anni residente in Italia dove insegna letteratura persiana all’Università di Roma La
Sapienza. Si tratta di un’antologia composta da quattordici racconti di diversa ispirazione che, sfatando pregiudizi fin dalla scelta del titolo, delineano scenari complessi e a volte imprevisti, in cui molte delle donne rappresentate emergono
nella forza dirompente della loro personalità.
È già da molto tempo che l’editore Francesco Brioschi ha inaugurato, nell’ambito della collana “Gli Altri”, uno spazio particolare riservato alla narrativa iraniana: ne fanno parte un classico della letteratura persiana del Novecento come “Suvashun. Una storia persiana” di Simin Daneshvar; “L’ultimo gioco di Banu” di Belgheis Soleymani, incentrato sul percorso della giovane Banu verso l’emancipazione, un percorso che continuamente chiama in causa chi legge, invitandola/o a seguire le vicende come se ne facesse parte; “A Tehran le lumache fanno rumore” di Zahra ‘Abdi, il coinvolgente racconto di tre donne che non si arrendono alla Storia.
Autentico bestseller in Iran, “La scelta di Sudabeh”, della docente e traduttrice Fattaneh Haj Seyed Javadi, è la rappresentazione dei percorsi esistenziali di due donne, zia e nipote, in un ampio arco temporale che dallo Shah Reza Pahlavi arriva, attraverso la rivoluzione islamica, all’Iran di oggi. E sta proprio in questa parola, scelta, che definisce e precisa la libertà, il principale obiettivo delle donne iraniane, e non solo il loro.
Maria Vittoria Vittori
Attraversamenti: storie di migrazioni, frontiere, habitat
La pittura esprime il mio lato felice, quello che è tutt’uno con l’universo: parole di Etel Adnan, pittrice, poeta plurilingue, filosofa di origine libanese naturalizzata statunitense. Un’artista che ha sempre oltrepassato frontiere, che siano geografiche o espressive, la più idonea dunque a inaugurare il secondo filone tematico di Feminism “Migrazioni, frontiere e habitat” che prevede confronti sui nodi concettuali ed esperienziali di soglia, frontiera e esplorazione. Il volume che le è stato dedicato, “Di acqua e di tempo” (AIEP) trae ispirazione dall’antichissimo “Libro delle ore” e raccoglie i suoi aforismi accompagnandoli con le riflessioni di 33 autrici di paesi diversi, in un fitto dialogo sulla relazione nella vita di ciascuna con l’acqua e con il tempo. Sulla frontiera, e più precisamente sul filo spinato che corre tra il Texas e il Messico, si colloca la ricerca di Gloria Anzaldùa, scrittrice e sociologa statunitense di cultura chicana, femminista e queer. Nel suo “Terre di confine/La frontiera”, edito da Black Coffee nella nuova traduzione di Paola Zaccaria, esperienze personali e poesia, storia e mito s’incontrano attraverso una lingua “mestiza”, che lei definisce “insubordinata, selvatica, indisciplinata, denazionalizzante”, nella consapevolezza che non c’è attraversamento possibile senza una lingua che possa raccontarlo. E che le soglie, anche quelle di un carcere, sono fatte per essere varcate, ce lo ricordano anche i “corpi reclusi”, al centro dell’ampio approfondimento promosso dalla rivista Leggendaria nel suo ultimo numero. Di “corpi ostracizzati” parla Rahma Nur, autrice somala naturalizzata italiana, nella raccolta poetica “Il grido e il sussurro” (Capovolte), affermando le ragioni di un’espressività che sappia ribaltare lo sguardo, portarlo oltre la barriera degli stereotipi.
E poi ci sono le storie delle persone che attraversano il mare nell’estrema speranza di sfuggire alla guerra, alla violenza, alla fame: c’è chi in quel mare si perde – e sono tanti – , chi sopravvive ma ancora continua a cercare un approdo possibile. “Costruire un archivio è un gesto politico” afferma Pamela Marelli, che quelle storie ha raccolto in “Archivi dell’acqua salata. Stragi di migranti e culture pubbliche” (edito da Futura editrice nella collana Sessismoerazzismo), nella volontà di esplorare una realtà misconosciuta. Ed è proprio questa volontà di esplorare, preliminare ad ogni atto di vera conoscenza, che ci traghetta nell’altro territorio di confronto di Feminism, dove si trovano diverse sue declinazioni. In “Donne con lo zaino. Vite in cammino” edito da Elliot, le viaggiatrici bloggers Patrizia D’Antonio e Raffaella Gambardella offrono il resoconto dei loro numerosi percorsi in altrove di vario genere; c’è l’esplorazione di tutto un mondo di malaffare sommerso e delle vere cause della morte di tanti lavoratori nel romanzo di Emilia Bersabea Cirillo “Azzurro amianto” (Le Plurali), in cui battaglie ambientali e politiche si uniscono a non meno intense battaglie personali. E si esplora al di fuori di ogni pregiudizio il permeabile confine tra umano e animale nella raccolta antologica “Bestie. Femminile animale” (Vita Activa Nuova), mentre ne “L’isola degli sciamani” romanzo della scrittrice coreana Kim Jay, edito da Le Assassine, il profiler Seong-ho che indaga sulla scomparsa di tre donne, è indotto dal potere di quest’isola a esplorare il suo passato, anche nelle pieghe che si vorrebbero dimenticare. Infine: a conclusione del dialogo Soglie è previsto un evento promosso dalla casa editrice AIEP che in modo potente vale a collegare questo secondo filone tematico di Feminism al terzo, ispirato al desiderio di ricucire le lacerazioni individuali e collettive del vivere. Perché le autrici del volume “Di acqua e di tempo”, seguendo la forma del “Libro delle ore” che era avvolto in un grande drappo di stoffa, eseguiranno proprio questo lavoro di cucitura ognuna nella sua stanza, in paesi diversi: dall’Afghanistan alla Francia, dall’Italia al Brasile, dalla Palestina alla Spagna. Sarà un video a trasmetterci la forza simbolica di questa cucitura collettiva; a seguire un reading in presenza e streaming, nel quale saranno le parole della riflessione poetica a mettere insieme i fili della nostra realtà.
Maria Vittoria Vittori
Storie in relazione di corpi, soggettività, diritti
Il corpo sa tutto, molto più della nostra acclamatissima anima: pensieri e parole di Virginia Woolf e Gianna Manzini. Forse è anche per questo che il corpo delle donne è stato per secoli silenziato, normato e governato dalle varie declinazioni del potere patriarcale; e forse è per questo che ancora oggi le più accese battaglie sui diritti delle donne, sulla piena affermazione della soggettività passano attraverso il corpo, e non soltanto nei paesi dominati dalle dittature, come l’Afghanistan e l’Iran, ma anche in paesi definiti democratici, come gli Stati Uniti. A Feminism 6 si è voluto dunque collocare il tema dei corpi, soggettività, diritti nel posto di rilievo che merita: e lo dimostrano i tanti dialoghi che prenderanno forma nei giorni della Fiera a partire, com’è nostra consuetudine, dalle numerose opere pubblicate dall’editoria delle donne.
Sarà tema di confronto la varietà delle trasformazioni del corpo: da quello artificiale delle bambole sessuali raccontate nel romanzo dell’esordiente Lavinia Mannelli “L’amore è un atto senza importanza” (66thand2nd) al possibile cyborg umano paventato dall’ecologista Silvia Guerini in “Dal corpo neutro al cyborg postumano” (Asterios Editore) e all’annullamento della fisicità prospettato da Nadia Tarantini nella sua inquietante distopia “La diciottesima vita” (Delos Digital). Questione particolarmente controversa, la maternità surrogata, di cui parlano, da prospettive diverse, Roberta Trucco e Chiara Laudani nei rispettivi romanzi “Il mio nome è Maria Maddalena” (Marlin) e “Per non scomparire” (Scrittura Pura), nonché Marie-Josèphe Devillers e Ana-Luana Stoicea-Deram in “Per l’abolizione della maternità surrogata” (Ortica). Tragitti esistenziali che s’incontrano e si scontrano con la grande storia vengono rappresentati da Alessia Bronico in “Splendora” (Francesco Brioschi), Oria Gargano nella sua saga epico-femminista “L’amore poderoso” (Iacobelli), Lia Migale nel suo intenso romanzo “A Occidente del futuro” (La Lepre), mentre un ricco materiale di riflessioni sui legami intergenerazionali viene offerto da Claudia Mazzilli con “Controcanto in Verdargento” (Ortica) e Anna Maria Bonamore con “Rinascita”, edito da Pandilettere. Ai tragitti difformi e ai corpi reclusi è dedicato l’ultimo numero della rivista “Leggendaria”, con un’approfondita indagine su come si vive, e ci si rappresenta, all’interno del carcere.
Ci sono persone diventate nel loro tempo personagge emblematiche di un percorso d’indipendenza che ha trovato non pochi ostacoli: è questo il caso di Gaspara Stampa, cui viene dedicato “Poi che m’hai reso amor la libertade” (Eidos), di Anna Valdina, protagonista del libro di Pina Mandolfo “Lo scandalo della felicità” (VandA) e di Amalia Guglielminetti, di cui si ripubblica, a cent’anni dalla prima edizione, “La rivincita del maschio”, (8tto Edizioni). Su quanto la struttura patriarcale delle diverse società della abbia fortemente inciso sul corpo delle donne di ogni etnia, di ogni cultura e orientamento sessuale, apportano nuovi significativi contributi romanzi come “Il corpo nero”(Fandango)di Anna Maria Gehnyel, più conosciuta con il nome di Karima 2G, i racconti di Cecilia Lavatore, “Una storia tutta per sé” (Red Star Press), e, nel campo della saggistica, il rivoluzionario “Il corpo lesbico” di Monique Wittig, edito da VandA, “Sette peccati necessari: manifesto contro il patriarcato” della giornalista attivista Mona Eltahawy, edito da Le Plurali, l’innovativo saggio di storia dell’arte redatto da Daniela Iorio, “L’arte per mano femminile” (Moretti &Vitali). Nel suo “Da che parte stiamo. La classe conta” (Tunuè) la grande Bell Hooks mette a nudo le ipocrisie che cercano di celare le differenze di classe.
Molteplici e sempre distruttive le forme della violenza che si attuano nella dimensione quotidiana, come viene raccontato dalla scrittrice argentina Sandra Lorenzano in “Il giorno che non c’è”, edito da Nova Delphi, da Liselotte Parisi in “Petali nel fango” (Pandilettere),dalle donne protagoniste del libro della psicoanalista Maria Chiara Risoldi “…di lotta e di cura” (Iacobelli).E mentre il volume curato da Leila Karami e Romina Rossi “Donne violate” edito dalla Società Editrice fiorentina, ci fa inoltrare nelle diverse forme della violenza nelle tradizioni giuridiche e religiose tra Medio Oriente e Sud Asia, Maria Silvia Bazzoli nel romanzo “La voce di Ajla” (Forum editrice) dà la parola a una delle tante donne stuprate nella guerra in Bosnia e Letizia Lambertini raccoglie voci e testimonianze di donne di diversa età nella sua ricerca “Raccontare la violenza di genere” (Settenove). Apporta un elemento di speranza “Libera Libere” (Vita Activa) resoconto di un innovativo servizio di accoglienza realizzato a Lecce contro lo sfruttamento e la violenza sulle donne.
Sul controverso dibattito pubblico sulla prostituzione e il lavoro sessuale s’interrogano, da diverse prospettive, “Sex work is not work” di Baldini, Bindel, Danna, Guerini, Trucco, Vecchierelli, Vicinelli (Ortica), “Prostituzione e lavoro sessuale in Italia” (Rosenberg & Sellier) in cui le autrici Giulia Garofalo Geymonat e Giulia Selmi si soffermano ad analizzare le leggi, i diritti e le condizioni di vita delle persone, e “Turpi traffici” di Laura Schettini, edito da Viella, che osserva il mondo della prostituzione secondo l’ottica della globalizzazione.
E se è vero che il corpo è un’entità da considerare nella sua interezza, anche la sua fisiologia, le malattie, il dolore sono segnali importanti: lo raccontano in modi eterogenei “Mamme M.i.a. Mamme imprenditrici allattano” di Donatella Briganti (Luoghinteriori), “Im/paziente. Un’esplorazione femminista del cancro al seno” (Capovolte), in cui Monia El Kotni e Maelle Sigonneau trasformano un’esperienza personale in fatto pubblico; “Bergamo resiste” (People), resoconto di Carmen Pellegrinelli e Laura Lucia Parolin del periodo in cui, pur duramente colpito dalla pandemia, l’organismo umano della città non si è arreso: e di come non ci si debba mai arrendere al dolore ci parla anche l’anestesista Mauro, protagonista del romanzo di Daniela Matronola, edito da Manni, “Il mio amico”.
Ma di che cosa parliamo quando parliamo di sesso, genere, identità? La linguista Beatrice Cristalli ha realizzato un piccolo dizionario delle identità, raccogliendo in “Parla bene pensa bene” (Bompiani) 50 termini da agender a transizione; e di identità ferite dalla paura racconta Floriane Pouillot in “Torschlusspanik” (Transeuropa), mentre la poeta fotografa statunitense Alexis Rhone Fancher in “Stiletto Killer”, edito da Ensemble, documenta con spregiudicata franchezza il proprio rapporto con la sessualità. Alle nuove generazioni si rivolge la collana di graphic novel Ariel, nata all’interno della casa editrice Tunuè, con l’intento di creare uno spazio in cui le storie si muovano liberamente, al di fuori di ogni stereotipo di genere.
Maria Vittoria Vittori
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